Il sito te lo fa l'IA. Allora cosa paghi a un professionista?
Oggi chiunque, armato di pazienza, può farsi costruire un sito dall'intelligenza artificiale. È vero, e non serve negarlo. Ma un sito che si vede sullo schermo non è ancora un sito che lavora: ecco cosa c'è dietro, cosa paghi quando lo fa un professionista e cosa rischi quando manca.
Chiedi a un assistente di intelligenza artificiale "fammi il sito della mia pizzeria" e in pochi minuti hai pagine, testi, foto di esempio e perfino il codice. Con un po' di pazienza, correggendo e richiedendo, si arriva a qualcosa di presentabile. Molti costruttori di siti oggi fanno lo stesso con un clic.
Quindi la domanda è legittima: se la macchina fa il sito, perché pagare qualcuno? La risposta sta in tutto quello che non si vede il giorno in cui il sito va online.
Cosa puoi fare davvero da solo
Partiamo da ciò che l'IA fa bene. Scrive testi decenti, propone una struttura di pagine sensata, genera immagini e icone, prepara il codice di una pagina, spiega passo passo come pubblicarla. Per un'attività che ha bisogno di una pagina di presentazione con indirizzo, orari e telefono, può bastare.
Il limite non è la qualità di quello che produce, ma il fatto che fa esattamente quello che le chiedi. Se non sai che una cosa serve, non la chiedi, e l'IA non te la dà. È qui che entra in gioco il mestiere.
1 Il tempo
"Con pazienza" significa ore: provare, correggere, ripartire, capire perché il modulo non invia o perché sul telefono il menu si rompe. Un professionista quelle ore le ha già spese su decine di siti, e sa dove si inciampa.
Il tuo tempo ha un valore. Le sere passate a sistemare il sito sono sere tolte al lavoro che ti fa guadagnare.
2 Gli strumenti
Dietro un sito professionale ci sono strumenti che costano e che vanno saputi usare: template e plugin con licenza (che ricevono aggiornamenti di sicurezza), un hosting configurato bene, certificati, sistemi di backup, strumenti per misurare velocità, errori e visite.
Le versioni gratuite o "piratate" di template e plugin sono una delle porte d'ingresso più comuni per chi attacca i siti.
3 L'esperienza
L'IA sbaglia, e sbaglia con sicurezza: propone soluzioni che sembrano giuste, usa componenti superati, inventa impostazioni che non esistono. Chi non è del mestiere non ha modo di accorgersene finché qualcosa non si rompe.
L'esperienza serve a tre cose: sapere cosa chiedere, riconoscere quando la risposta è sbagliata e capire cosa succederà fra sei mesi, quando ci sarà da aggiornare, ampliare o riparare. Ne ho parlato anche in Vibe coding vs produzione: generare è facile, far durare è un altro mestiere.
4 L'indicizzazione su Google
Un sito che nessuno trova è un biglietto da visita chiuso in un cassetto. Perché Google lo mostri servono cose che dall'esterno non si vedono:
- collegamento a Google Search Console e invio della mappa del sito;
- titoli e descrizioni scritti per le ricerche che fanno davvero i tuoi clienti;
- pagine veloci, soprattutto sul telefono;
- dati strutturati che spiegano a Google chi sei, dove sei e cosa fai;
- la scheda Google della tua attività, per comparire su Maps e nelle ricerche in zona.
Nessuna di queste cose fa parte del "fammi il sito". E un errore banale, come un'impostazione che chiede a Google di non indicizzare le pagine, può tenere il sito invisibile per mesi senza che nessuno se ne accorga.
5 La sicurezza
I siti delle piccole aziende vengono attaccati di continuo, quasi sempre da programmi automatici che cercano punti deboli noti. Non serve essere un bersaglio importante: basta essere vulnerabili.
- Aggiornamenti: WordPress, template e plugin vanno aggiornati, e un aggiornamento fatto male può bloccare il sito.
- Password e chiavi: il codice generato dall'IA a volte contiene chiavi di servizi o password scritte in chiaro, che chiunque può leggere.
- Moduli: senza protezioni, un modulo di contatto diventa una fonte di spam o un modo per inviare email a nome tuo.
- Backup: senza copie provate, un attacco o un errore significano ricominciare da zero.
6 Le cose che non sai di non sapere
Ci sono aspetti che un utente qualsiasi non conosce, semplicemente perché non è il suo lavoro:
- Privacy e cookie: informativa, banner dei cookie con consenso vero, registro dei consensi raccolti dai moduli. Le regole del GDPR valgono anche per il sito di un piccolo negozio.
- Dati obbligatori: per un'azienda italiana la partita IVA deve comparire sul sito.
- Email che arrivano davvero: senza le giuste impostazioni del dominio, le email del sito finiscono nello spam o non partono.
- Dominio e accessi: a chi è intestato il dominio, chi ha le password dell'hosting, cosa succede se chi le ha sparisce.
- Accessibilità: per alcuni siti, come molti negozi online, le regole europee sull'accessibilità sono un obbligo dal 2025.
I danni possibili
Il punto non è che il sito fatto da sé sia brutto. È che i problemi non si vedono finché non costano:
- contatti persi per mesi perché il modulo non inviava;
- sito violato e usato per spam o truffe, con il tuo nome sopra;
- dati dei clienti esposti, con le conseguenze previste dal GDPR;
- penalizzazione su Google per un sito lento, insicuro o pieno di contenuti estranei;
- sito perso perché dominio o hosting erano intestati ad altri, o perché non c'era un backup.
In pratica: il costo di un professionista non è il prezzo delle pagine, è il prezzo di tutto questo che non succede.
Come scegliere
Il fai da te con l'IA ha senso se ti serve una pagina semplice, se hai tempo e voglia di imparare e se accetti di occuparti tu di aggiornamenti e sicurezza. Se invece il sito deve portarti clienti, raccogliere dati o vendere, conviene che dietro ci sia qualcuno che ne risponde.
Se lo fai da solo, almeno controlla queste cose:
- Il dominio è intestato a te e hai tu le password.
- Il sito è collegato a Google Search Console e la mappa del sito è stata inviata.
- Il modulo di contatto funziona: prova a scriverti.
- Ci sono informativa privacy, banner dei cookie e partita IVA.
- Esiste un backup automatico, e hai provato a ripristinarlo.
- Qualcuno, anche tu, aggiorna il sito almeno una volta al mese.
Trasparenza sull'uso dell'IA. Questo articolo è stato scritto con l'aiuto dell'intelligenza artificiale, poi verificato e approvato da Pasqualino Marasco, che ne cura i contenuti e ne ha la responsabilità editoriale.