Come creare un corso online con l'IA, rispettando l'AI Act

Manuali, procedure e presentazioni che nessuno legge possono diventare un corso con voci, video e quiz in pochi giorni. Ecco come farlo bene, passo per passo, e cosa chiede la legge europea sull'intelligenza artificiale a chi pubblica voci e video sintetici, usa un tutor automatico o valuta i corsisti.

Pasqualino Marasco 8 min di lettura

Un corso fatto in modo tradizionale richiede settimane: sceneggiatura, registrazioni, speaker, montaggio. Con l'intelligenza artificiale la parte di produzione si riduce a giorni, e il lavoro si sposta dove conta: decidere cosa insegnare e controllare che sia giusto.

Ma un corso con voci e video generati, un tutor automatico e certificati è anche un uso dell'IA rivolto a persone, e dal 2025-2026 l'AI Act (Regolamento UE 2024/1689) mette alcune regole precise. Le vediamo dentro i passaggi, dove servono.

1 Obiettivo e pubblico

Prima di aprire qualsiasi strumento, scrivi in una riga cosa deve saper fare il corsista alla fine, e chi è: "il nuovo magazziniere sa cosa fare quando suona l'allarme" è un obiettivo; "conoscere la sicurezza" no. Durata, tono, lingua ed esempi discendono da qui.

2 I materiali

L'IA lavora bene sui tuoi contenuti: manuali, procedure, schede prodotto, presentazioni, registrazioni di riunioni. Prima di caricarli:

  • usa materiali tuoi o con licenza: un manuale di un fornitore o un libro non diventano tuoi perché li riassume l'IA;
  • togli i dati personali che non servono (nomi di clienti, colleghi, numeri di telefono);
  • controlla che siano aggiornati: un corso costruito su una procedura vecchia insegna l'errore.

3 La struttura

Lezioni brevi, da 5-10 minuti, ognuna con un solo obiettivo. Dopo ogni lezione una verifica rapida, e dove serve uno scenario: una situazione reale in cui il corsista sceglie cosa fare e vede le conseguenze. Si ricorda molto di più di una slide letta ad alta voce.

4 La revisione umana

L'IA scrive bene e sbaglia con sicurezza: un passaggio saltato in una procedura, un valore inventato, un esempio che non c'entra. Ogni lezione va riletta da chi conosce l'argomento prima della pubblicazione, con un nome e una data. È la garanzia di qualità del corso, e anche la base per dimostrare che dietro i contenuti c'è una responsabilità umana.

5 Voci e video: cosa chiede l'AI Act

Voci naturali e video generati rendono il corso coinvolgente. Dal 2 agosto 2026, però, l'articolo 50 dell'AI Act chiede a chi pubblica audio, immagini o video generati con l'IA così realistici da sembrare autentici di dichiararne chiaramente l'origine artificiale.

  • Dichiaralo al corsista: all'inizio del corso e nelle lezioni con voci o video sintetici, una frase come "voce e video generati con l'intelligenza artificiale".
  • Voci di persone reali solo con consenso: se vuoi usare la voce del tuo formatore, serve il suo consenso scritto e specifico (per cosa, per quanto tempo, con quali strumenti), raccolto prima e revocabile.
  • Niente persone reali ricostruite senza il loro accordo: un video che fa "parlare" il titolare o un cliente è proprio il tipo di contenuto che la norma vuole far riconoscere.

6 Il tutor che risponde

Un tutor che risponde alle domande usando solo i contenuti del corso è utilissimo. Per l'AI Act, chi interagisce con un sistema di IA deve sapere che sta parlando con una macchina: basta dirlo in modo chiaro accanto alla chat. E quando la risposta non è nel corso, il tutor deve dirlo e rimandare al docente, invece di inventare.

7 Quiz e certificati

I quiz per ripassare possono essere automatici. Diverso è quando l'esito decide qualcosa per la persona: l'AI Act considera ad alto rischio i sistemi di IA usati per valutare i risultati dell'apprendimento nell'istruzione e nella formazione professionale, con obblighi molto più pesanti.

La scelta prudente: il punteggio dei quiz a risposta chiusa lo calcola il sistema con regole fisse, le risposte aperte le corregge una persona, e chi rilascia un attestato che conta (per un ente di formazione, per un'abilitazione) ha sempre un controllo umano sull'esito finale.

L'obbligo di formare il personale sull'IA

C'è anche un motivo in più per creare corsi: dal 2 febbraio 2025 l'articolo 4 dell'AI Act chiede a chi usa sistemi di intelligenza artificiale di garantire un livello sufficiente di alfabetizzazione del personale che li utilizza, in base al ruolo e al contesto. Non servono certificati particolari: basta poter dimostrare cosa si è fatto, per esempio con un registro interno dei corsi e di chi li ha completati.

Un corso breve su come l'azienda usa l'IA, cosa si può e non si può fare e come controllare i risultati è il modo più semplice per adempiere.

Gli errori più comuni

  • Pubblicare senza revisione perché "l'ha scritto l'IA, sarà giusto".
  • Non dichiarare voci e video sintetici realistici, o il tutor automatico.
  • Clonare una voce senza consenso scritto.
  • Caricare materiali di altri o documenti pieni di dati personali.
  • Lasciare che l'IA decida da sola chi supera un corso che conta.
  • Non tenere traccia di chi ha completato quale corso.

Trasparenza sull'uso dell'IA. Questo articolo è stato scritto con l'aiuto dell'intelligenza artificiale, poi verificato e approvato da Pasqualino Marasco, che ne cura i contenuti e ne ha la responsabilità editoriale.

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